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Il ''Calendario''

2018
Andando per contrade...





   Andando per contrade Neviera, Bosco, Prencipe, Vecchiarella, Mauricchio…

   Ricordi riaffiorano nella memoria e particolari inaspettati catturano la nostra attenzione.

   Quanto di ciò che è stato è andato perduto. Quanto rimane e quanto si può recuperare. Quale il valore che vogliamo attribuire e riconoscere al nostro territorio. Quali scelte potrebbero essere operate oggi.

   Riflessioni all’inizio del nuovo anno, il 2018.

   XXIII Edizione


Gennaio


Contrada Palombaro

Sicuramente rilevante è la collocazione territoriale del comune di S. Marzano, che ricade in un territorio caratterizzato dalle estreme propaggini delle Murge ed è ai confini del tavoliere salentino.
Mentre la porzione di territorio ad est, nord ed ovest dell’abitato, presenta un substrato calcarenitico ottimale per la coltura di oliveti; la parte meridionale, a sud dell’abitato, è di natura alluvionale, ottimale per le colture di vigneti, molto diffuse. La distesa compatta di oliveti a nord, che si distendono per chilometri sino all’abitato di Francavilla, è tra le più suggestive del territorio (Relazione Urbanistica PUG San Marzano di San Giuseppe).
Contrada Palombaro ricade nel territorio di natura alluvionale. In tale contrada il marchese Bonelli possedeva una “casa rustica” circondata da un frutteto di quattro tomoli, confinante con i terreni macchiosi di proprietà del Comune (Catasto murattiano del 1815).

Febbraio


Contrada Pezza Pagliara

Le antiche carte topografiche dell’IGM (Istituto Geografico Militare) riportano nel Foglio 203 il toponimo Chiese Vecchie (1874). In tale contrada è da localizzare l’abitato medievale indicato in un documento del 1281 col nome Sancti Marçani (cfr. C. D’Angela in AA.VV., San Marzano tra antichità e Età moderna, S. Marzano 1992).
L’area corrisponde attualmente alle contrade Pezza Pagliara e Pezza Comune, tagliate dalla strada Provinciale San Marzano-Sava.
È da precisare che i terreni accatastati nel 1815 non appartenevano soltanto a persone fisiche, ma anche al Comune, al Regio Demanio ed a enti ecclesiastici (Chiesa parrocchiale, Congregazioni del Rosario e la cappella della Madonna delle Grazie (cfr. R.R. Mongelli in AA.VV., San Marzano tra antichità e Età moderna, S. Marzano 1992).

Marzo


Contrada Principe

Nella contrada Principe era ubicata l’omonima masseria appartenente al marchese Giuseppe Bonelli, il cui nucleo edilizio risultava composto di “una casa rustica con capanni ed altri comodi rurali”, circondato da terreni condotti a seminativo, vigneto e uliveto (cfr. R.R. Mongelli in AA.VV., San Marzano tra antichità e Età moderna, S. Marzano 1992).
All’inizio della contrada Principe è ubicato il trappeto Casalini, che per le sue caratteristiche storico-architettoniche meriterebbe tutela e valorizzazione. Alcuni sammarzanesi ricordano l’esistenza, nella stessa zona, di un altro trappeto molto esteso di tipo ipogeo. Purtroppo non ne è rimasta traccia.

Aprile


Contrada Il Ficone

Si tratta di una contrada che ha assistito ad una parziale trasformazione: dalla originaria vocazione agricola si è passati alla sempre più numerosa presenza di abitazioni ad uso stagionale e stabile, che non hanno alterato la bellezza del paesaggio. Si registra altresì la presenza di strutture ricettive e ricreative. Questa contrada si presta, infatti, ad una valorizzazione del territorio sotto il profilo turistico in quanto ben collegata con l’arteria Grottaglie-mare.

Maggio


Contrada Pezza Padula

Nella Relazione del P.U.G. del Comune di San Marzano di S.G., si rileva che, oltre all’area della Chiesa Rupestre Madonna delle Grazie, di accertato interesse archeologico sia anche l’area di Pezza Padula.
Alcune ricerche del 1974 hanno individuato, infatti, la presenza di una villa rustica di età romana e una iscrizione funeraria il cui testo va datato non prima della metà circa del I secolo d.C.. Sono presenti vari blocchi squadrati sparsi per l’area e resti di una colonna. Non mancano attestazioni più antiche risalenti al II-I secolo a.C., costituite da ceramiche a vernice nera ed a pasta grigia (Cfr. C. D’Angela in AA.VV., San Marzano tra antichità e Età moderna, S. Marzano 1992).
Le indagini archeologiche non hanno avuto prosieguo. Ci si augura che le trasformazioni avvenute nel tempo, ad opera dell’uomo, non ne abbiano pregiudicato una auspicabile ripresa.

Giugno


Pezza di Peri

Nel 1815 furono ultimate le operazioni del catasto murattiano (cosiddetto provvisorio). L’agro di San Marzano fu suddiviso in dieci comparti territoriali (Sezioni), indicati ciascuno da una lettera (dalla A al K) e, ove esistente, dal proprio toponimo. (…) Il territorio extraurbano di San Marzano fu diviso in cinque sezioni (A, C, E, G, I). (…) Nella sezione E, la più parcellizzata, corrispondente al territorio a sud est verso Sava e a sud verso Fragagnano, erano incluse 185 proprietà, dislocata nelle contrade “Gnuro”, “Centopozzelle”, “Chiancarello”, “Pezza della Pera”, “Pezza della Comune”, “Palombara”, “La Chiusa”, “Pezza Cagliarte”, “Palmenti vecchi”, “Cacalupi”, “Pozzo nuovo”, “Vigna”, “Palmenti”, “Stendardo” (cfr. R.R. Mongelli in AA.VV., San Marzano tra antichità e Età moderna, S. Marzano 1992).
Alcuni toponimi sono sopravvissuti nella memoria, altri si sono trasformati, altri si sono persi.
In seguito ad un intervento archeologico della Soprintendenza della Puglia nel 1974, nella contrada Pezza di Peri, sono stati rinvenuti blocchi sparsi presso il ciglio delle strade, frammenti di ceramica medievale acroma e da fuoco. Notevole la presenza di tegole.

Luglio


Contrada Mauricchio

La contrada Mauricchio prende il nome dal proprietario della importante masseria ivi ubicata. Da un atto notarile del 1710 si ha notizia che tal Nicolò Mauricchio di San Marzano acquistò la masseria dal marchese Francesco Lopez seniore. Probabilmente si trattava della masseria delli Rizzi.
All’epoca della formazione del catasto murattiano, per i pascoli della masseria Mauricchio erano disponibili 134 tomoli di terreni macchiosi a fronte dei soli 18 tomoli coltivati (cfr. R.R. Mongelli in AA.VV., San Marzano tra antichità e Età moderna, S. Marzano 1992).
Questo ultimo rilievo ci porta a richiamare la riflessione contenuta nella relazione del P.U.G. del Comune di San Marzano di S.G. sulla responsabilità delle generazioni future circa la riqualificazione dei pochi lembi di macchia mediterranea sopravvissuta, che è sempre stata sottoposta ad ogni forma di degrado. Vuoi per incendi dolosi, vuoi perché spesso utilizzata come discarica a cielo aperto, vuoi perché la cultura contadina ha sempre inteso “rubare” terreno colturale alle aree a macchia mediterranea; operazione molto semplice adesso che sono a disposizione potenti mezzi meccanici che consentono rapidi ed economici disboscamenti.

Agosto


Contrada Bosco

Probabilmente la contrada Bosco prende il nome dalla presenza di una zona boschiva, pari, all’epoca dei rilievi di accatastamento del 1815, ad una estensione di circa 32 tomoli. Di tale zona boschiva non vi è rimasta traccia. Vi è invece, soprattutto, la presenza di ulivi e di colture arbustive. Numerose le abitazioni ad uso estivo che hanno sostituito le lammie.
Al confine con la contrada Principe è ubicato la pagghiara di pietre appartenuta al brigante sammarzanese Cosimo Mazzeo detto Pizzichicchio (1837). Si tratta di un imponente trullo saraceno costituito, all’interno, da un ampio vano abitabile e da un grande caminetto (fucalire) dove, durante le lunghe serate invernali, ci si poteva sedere attorno al fuoco. Nella parte superiore esterna presenta, cosa insolita, un piccolo vano da dove, si racconta, il brigante Pizzichicchio controllava l’avvicinarsi di intrusi.

Settembre


Contrada Tagliate

Il toponimo di questa contrada sarebbe derivato dalla natura tufacea del territorio, da cui, negli anni ’30 – ’40, si estraevano tufi tramite lavoro manuale con “zueccu” e “mannara”. Trattandosi di tufi di scarsa resistenza, tale coltivazione non si è protratta per lungo tempo. Le piccole cave createsi sono state colmate con terreno e in alcuni casi si è anche edificato. Alcuni sammarzanesi ricordano che il prof. Papattino (o papa Tino?), maestro elementare, aveva in tale contrada un terreno con annessa casa estiva, dove, nei periodi primaverili dei primi anni ‘50, usava portare i suoi allievi per spiegazioni sul campo di natura botanica.

Ottobre


Contrada Barci

Nel P.U.G. sono state individuate e tutelate: alcune residue aree a macchia mediterranea non rilevate nel sistema delle tutele del PPTR; segnalazioni di antichi tracciati di percorrenza pedonale e con i “carretti” dell’epoca per visitare il santuario ipogeo della Madonna delle Grazie ai confini con il territorio di Grottaglie, da sottoporre a tutela soprattutto per i muretti a secco ove ancora persistono; le aree del sistema colturale interessate da oliveti secolari da salvaguardare per la valenza paesaggistica del paesaggio agrario; le aree ed i connessi fabbricati di interesse specifico (storico-culturale) disseminati sia nei contesti urbani (trappeto Casalini) che rurali: masserie, jazzi, trulli in pietra (pagghiare), muretti a secco, etc. (Relazione Urbanistica PUG San Marzano di San Giuseppe).
In contrada Barci c’è tanto da tutelare! Dai maestosi alberi di olivo plurisecolari alle pietre (conche in cui si depositava l’acqua piovana) dell’ultimo pendio appenninico murgiano, dai resti dei muretti a secco alle antiche pagghiare. Di notevole interesse storico-culturale la presenza dello jazzu de li Bruno, in origine di pertinenza della Masseria Neviera. Di importanza strategica dal punto di vista della difesa del territorio rimane il recupero, la salvaguardia e tutela del vecchio canalone, in cui si riversavano le acque alluvionali provenienti dal paese. Di questo canalone sono attualmente visibili alcuni tratti; il resto sarebbe stato ricolmato con materiale inerte di scarto.

Novembre


Contrada Neviera

Nel PUTT/P (Piano Urbanistico Territoriale Tematico “Paesaggio”) vi era la segnalazione in Località Minerva di un centro fortificato. È stato però rilevato che tale località non risulta negli elenchi della Soprintendenza e che, verosimilmente, andrebbe denominata come località “Neviera” che però non risulta ancora rintracciata sul territorio.
Certo è che nel 1897 durante un sopralluogo furono individuati resti di un imponente muro lungo circa m 20, costituito da “più filari di grandi blocchi isodomici, lunghi m. 1,80 e sistemati a secco. La struttura, da riferirsi certamente al tracciato difensivo di un insediamento, risultava già all’epoca parzialmente distrutta. Sempre in contrada Neviera è da segnalare l’importanza della masseria costituita da casa, “capanne e comodi rurali”, terreno semenzabile per 25 tomoli e un uliveto per 38 tomoli, di proprietà degli eredi massafresi di Donato De Carlo. A costoro appartenevano altresì, nella medesima contrada, 380 tomoli di terra macchiosa (cfr. G.A. Maruggi e R.R. Mongelli in AA.VV., San Marzano tra antichità e Età moderna, S. Marzano 1992).
Il nome “Masseria Neviera” deriva dall’uso, protrattosi sino all’inizio del secolo scorso, di raccogliere la neve nei mesi invernali e costiparla, protetta da ampi strati di paglia, in ampi locali termicamente isolati. Questo permetteva di avere del ghiaccio da utilizzare durante i caldi mesi estivi.

Dicembre


Contrada Casa Rossa

In località “Chiancarello” ( Casa Rossa) risultava ubicata una delle masserie del marchese Bonelli, le cui fabbriche (comprensive della casa del colono e di stalle, rimesse e ripostigli) occupavano una superficie di un tomolo; da segnalare la presenza di un trappeto (ancor oggi imponente, ancorché diroccato) per la lavorazione delle olive. Queste le risultanze del Catasto murattiano del 1815 relativo alla sezione E.
In tale contrada, nei pressi della masseria Casa Rossa, su un pianoro ricoperto da uno strato di terreno rossastro ricco di humus, è stato individuato un insediamento neolitico risalente al V millennio a.C., caratterizzato dalla presenza di consistenza di resti di intonaco di capanna, frammenti di ceramica impressa, strumenti in selce ed ossidiana, macine (cfr. G.A. Maruggi e C. D’Angela in AA.VV., San Marzano tra antichità e Età moderna, S. Marzano 1992).
Il tutto in una cornice di oliveti frammisti a macchie molto rigogliose. L’austera “Masseria Casa Rossa”, che prende il nome dal colore con cui è stata per secoli dipinta la sua facciata, ha tra le pertinenze un ampio frantoio ipogeo in cui sono ancora ben conservate due macine per la molitura delle olive, diverse basi per le presse e un sistema di canalizzazione e raccolta dell’olio, e inoltre una stalla per gli animali usati come forza motrice delle macine.



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