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Il ''Calendario''

2016
Ite ad Joseph





   La devozione a San Giuseppe accompagna San Marzano da oltre 150 anni.

   I riti della festa del 18 e del 19 marzo sono vissuti da tutta la comunità con grande fervore. Potrebbero essere interpretati come folclore popolare. Sono segni di fede e condivisione che hanno radici lontane.

   Conoscere il nostro Patrono, in tutta la Sua umanità, ci aiuta ad affidarci a Lui e a riconoscere nella nostra storia i segni della Sua benevolenza.

   XXI Edizione


Gennaio


“Qualunque grazia si domanda a San Giuseppe verrà certamente concessa.
Chi non crede, ne faccia la prova, affinché si persuada.“


(Santa Teresa d'Avila)

...gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo“.
Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù.

(Mt I, 20 e 24-25)

“Nei Vangeli, San Giuseppe appare come un uomo forte, coraggioso, lavoratore, ma nel suo animo emerge una grande tenerezza, che non è la vitù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d'animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura dell'altro, capacità di amore.“

(Papa Francesco, Omelia, S. Messa di inizio del Pontificato, 19 marzo 2013)

Febbraio


La festa in onore di San Giuseppe inizia il 18 marzo alle ore 10:00 con la benedizione del pane.
Lo spirito di condivisione dei sammarzanesi è presente sia nella fase di preparazione del pane, sia in quella della distribuzione.
Ceste colme di devozione per il Santo e amore per i fratelli.

Sta arrivando una donna dal forno. Ecco, ti ha portato del pane, e la bottega si è subito riempita di fragranza. [...]
Si direbbe che il pane, più che per nutrire, è nato per essere condiviso: con gli amici, con i poveri, con i pellegrini, con gli ospiti di passaggio! [...]
E' proprio vero, Giuseppe. Il pane è il sacramento più giusto del tuo vincolo con Maria. Lei morde ogni giorno quello di frumento, procuratole da te col sudore della fronte. Tu mordi il pane del tuo destino che l'ha resa Madre del Figlio di Dio.
E' per questo che per noi, o falegname di Nazareth, tu sei provocatore di condivisioni generose e assurde, appassionale e temerarie, al centro della sapienza e al limite della follia. Insegnaci, allora, a condividere il pane con i fratelli poveri, in questo nostro mondo, dove purtroppo muoiono ancora più di cinquanta milioni di persone per fame.


(da "Lettera a San Giuseppe" di Don Tonino Bello, 04 marzo 1990)

Marzo


Papa Pio IX ha dichiarato in data 8 dicembre 1870, San Giuseppe “Patrono della Chiesa Cattolica“, dichiarando esplicitamente la sua superiorità su tutti i santi, seconda solo a quella della Madonna.
Ancor prima, “il 7 settembre 1866, in seduta straordinaria, presieduta dal Podestà Paolo Cavallo, l'amministrazione comunale proclamò, con l'assenso delle competenti autorità, San Giuseppe patrono del nostro paese, che assunse la denominazione di San Marzano di San Giuseppe“.

(dalla lettera del 13 gennaio 2015 del parroco don Cosimo Rodia, alla S.E. Rev.ma Mons. Filippo Santoro, Arcivescovo Metropolita di Taranto, con preghiera di intercessione per la richiesta alla Ill.ma Penitenzieria Apostolica in Roma per il dono dell'Indulgenza plenaria straordinaria per il popolo sammarzanese)

“Il giorno 11 febbraio 2015 la Penitenzieria Apostolica, su mandato del SS.mo Padre Francesco concede che sia elargita l'indulgenza plenaria alle consuete condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica, preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice) da acquistarsi da parte dei fedeli davvero penitenti e spinti dall'amore, che essi possano applicare anche alle anime dei fedeli del Purgatorio attraverso la preghiera.“

(dal Decreto della Penitenzieria Apostolica prot. N. 55/15/I)

Aprile


Fascine di ulivo sotto al braccio di donne e bambini, portate in processione davanti al Santo. Legna di ulivo, albero prezioso e caratteristico della nostra terra, da custodire e coltivare con pratiche buone.

Come vive Giuseppe la sua vocazione di custode di Maria, di Gesù, della Chiesa?
Nella costante attenzione a Dio, aperto ai suoi segni, disponibile al suo progetto, non tanto al proprio [...].
La vocazione del custodire non riguarda solamente noi cristiani, ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti.
E' il custodire l'intero creato, la bellezza del creato [...], è l'avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l'ambiente in cui viviamo [...].
In fondo tutto è affidato alla custodia dell'uromo ed è una responsabilità che ci riguarda tutti.


(Papa Francesco, omelia, cit.)

Maggio


Nel primo pomeriggio del 18 marzo tutto è pronto per la processione della legna, in onore di San Giuseppe, definito uomo giusto, retto nelle sue azioni e gran lavoratore.
Gli ulivi vengono rimondati appositamente per preparare le fascine che saranno caricate con maestria e trainate da cavalli (un tempo esclusivamente, da lavoro), supportati dai loro proprietari, i trainieri.
Da quando si è costituita L'Associazione Trainieri di San Giuseppe, cioè dal 20/11/1999, i cavalli che partecipano a questa processione appartengono solo a trainieri sammarzanesi.
Intorno agli anni 60, la devozione verso il Santo, portava i trainieri a procurarsi la legna anche chiedendola in giro per il paese. Si tramanda che il cavallo Pepeppo cadde poco prima di arrivare nel luogo in cui si scaricavano le fascine. Micchio Custanzieddu, il suo proprietario, si spaventò tanto, anche perché a quei tempi “il cavallo portava il pane a casa“. Da qui, immediata, la richiesta di aiuto al Santo con la promessa votiva: “San Giuseppe, se il cavallo esce vivo, io ti farò la devozione sino a quando sarò in forza.“
Il cavallo non riportò traumi, si ruppe solo la stanga destra del traino.
La devozione di Micchio è viva nel tempo, tanto che negli anni 80, insegna ad un altro suo cavallo, Lillino, ad inginocchiarsi, insieme a lui, davanti al Santo.

Giugno


Al termine della processione della legna, ci si reca presso le abitazioni dei devoti in cui sono esposti i “tredici piatti“.
Si tratta di una “mattra“ particolare preparata, simbolicamente, per la Sacra Famiglia, San Goacchino e Sant'Anna. Sono piatti semplici, che escludono la carne e i formaggi in quanto la festa ricade nel periodo della Quaresima e San Giuseppe non deve “ncammarare“, cioè non deve violare il precetto quaresimale di astinenza. I piatti sono benedetti dal parroco e successivamente portati a casa di alcune persone che ne hanno necessità.
Questa devozione, molto probabilmente, si ispira alla vita stessa di san Giuseppe, che conobbe il rifiuto dell'accoglienza nel momento del bisogno. E' come se si volesse accogliere il Santo e la Sua Famiglia alla propria tavola. La stessa motivazione si può intravedere nella condivisione del pane benedetto della mattina e delle “mattre“ del giorno della festa.
Ognuno di noi ha nella propria memoria “Betta“, che volle continuare l'opera votiva iniziata dalla madre.
Si tramanda che nell'abitazione dei genitori di Betta, in una occasione di presentazione dei tredici piatti, la tavola imbandita si rovesciò ed i piatti ricolmi di cibo rimasero a terra intatti.

Luglio


I cittadini e i fedeli del nostro paese negli anni addietro già preparavano dei piccoli falò in onore di San Giuseppe, per le strade del piccolo centro abitato, in segno di sacrificio penitenziale e di carità.
Così avevano in mente di fare ancora, ma, esattamente nel marzo 1866, per mancanza di legna - ulivo per lo più - causata da un fatto di eccezionale gravità, la siccità prolungata, fu deciso di non accendere il tradizionale falò.
La notte del 17 marzo si abbatté sul territorio un grande e terrrficante temporale che apportò danni gravissimi alle colture e ad alcune abitazioni. All'improvviso la gente cambiò idea.
La mattina del 19 marzo si raccolse tutta la legna sparsa per la campagna, tronchi, rami divelti; così la sera venne acceso un grande folò, le cui fiamme erano visibili anche dai paesi limitrofi.


(dalla lettera del 13 gennaio 2015 del parroco don Cosimo Rodia cit.)

Agosto


I botti pirotecnici mattutini preannunciano l'inizio della festa!
Lungo Corso Umberto I e in Piazza Milite Ignoto in tarda mattinata sono sistemate le “mattre“, tavole dei poveri, che il Santo, in processione, benedirà intorno alle 12.00, dopo la solenne celebrazione eucaristica.
Vi è la convinzione popolare che San Giuseppe “voglia la festa“.
Ci racconta Ratodda, che sua madre, circa ottanta anni fa, decise di non fare la “mattra“ perché si trovava in ristrettezze economiche e andò a dormire. Ma il mattino seguente si ritrovò in tasca dei soldi e cosi cambio idea.
Acquistò cio che era necessario per realizzare i piatti della mattra e si accorse, successivamente, di avere in tasca la stessa cifra che aveva speso!
Un'altra famiglia, che non aveva olio, si è ritrovata il recipiente ricolmo per fare le “carteddate“.
I sammarzanesi continuano nel tempo questa devozione, con interventi, a volte, anche “straordinari“.
Dopo la benedizione, le mattre sono destinate ai forestieri e ai meno abbienti in segno di ospitalità e carità.

Settembre


Molti papi hanno amato San Giuseppe.
San Giovanni XXIII scelse San Giuseppe come protettore del Concilio Vaticano II, lo fece inserire nel canone della messa e gli fece dono del suo anello papale, noto anche come anello del Pescatore.
Anche San Giovanni Paolo II (Karol Jozef Wojtyla) ha donato l'Anello del Pescatore a San Giuseppe, cui era devoto sin dalla sua infanzia. Nella sua enciclica Redemptoris Custos del 15 agosto 1989 abbozza i lineamenti di una “teologia di San Giuseppe“ e fa emergere la missione di San Giuseppe quale ministro della salvezza.
Benedetto XVI (“Joseph“ è il nome di battesimo) ha richiamato piu volte nel suo Magistero la figura del Santo Patriarca ed ha invitato i fedeli ad avere con San Giuseppe un “dialogo spirituale“.
Papa Francesco, nel cui stemma è riportato il fiore di nardo, ha affidato a San Giuseppe il Suo pontificato.
Fin dall'omelia del suo ministero (19 marzo 2013) ha individuato un nesso profondo tra il compito affidato da Dio a San Giuseppe, custodire il Bambino e Maria, e la custodia del creato. E' un dovere che dovrebbe essere insito in ogni uomo, perché è compito doveroso restituirlo ai nostri successori.
Nella stessa circostanza ha detto: “Non dimentichiamo mai che il vero potere è il sevizio e anche il Papa per esercitare il potere deve entrare sempre più al servizio, che ha il suo brillante splendore nella Croce. Dovrebbe tenere davanti agli occhi il servizio umile, concreto e ricco di fede proprio di San Giuseppe“.
Andando un po' indietro nel tempo, Leone XIII a conclusione della sua enciclica Quamquam pluries (15 agosto 1889) chiede a San Giuseppe che continui la sua missione di protettore, allontanando da noi “questa peste di errori e di vizi“, assistendoci “in questa lotta col potere delle tenebre“, difendendoci “dalle ostili insidie e da ogni avversità“.
In questi tempi odierni abbiamo perduranti motivi per raccomandare a San Giuseppe ogni uomo.

Ottobre


Nella nostra parrocchia sono venerate due statue raffiguranti San Giuseppe. Una in legno, del l973 circa situata nella Chiesa San Carlo Borromeo nella apposita cappella, l'altra di fatturra leccese in cartapesta, risalente ai primi del '900, si trova nell'Istituto “San Giuseppe“ delle suore del Sacro Costato.
Giuseppe è uomo saggio. Così è raffigurato nell'iconografia sacra molto spesso dedito alla lettura, in atteggiamento dignitoso, assorto e con un libro in mano.
Tra i tanti dipinti che lo ritraggono con un libro in mano vi è la tela del Cararaggio, 1610, Convento di S. Francesco a Ripa, Roma.
Molto spesso è raffigurato con il bastone, che, simbolicamente, non sta ad indicare la vecchiaia. Per comprenderne il significato, ci rifacciamo alla enciclica Spe Salvi (30 novembre 2007) di Benedetto XVI in cui, riferendosi a Gesù, parla del bastone del viandante, del bastone del filosofo che cerca la verità e non necessariamente quello di un vecchio.
Giuseppe è l'uomo del silenzio. “In tutto il Vangelo non è riportata una sola parola di qusto falegname/carpentiere, chiamato a svolgere una missione umanamente impossibile: essere Padre di Gesù senza esserne genitore; sposo di Maria senza esserne marito“.
E' l'uomo del nascondimento. “Pur essendo il capofamiglia, non è mai protagonista [...] è una figura in ombra, spesso rappresentato in disparte, in atteggiamento pensoso“.
E' l'uomo dei sogni. “Sulla scia dell'antico Patriarca Giuseppe [...], riceve i messaggi di Dio attraverso angeli che gli appaio in sogno. E a questi sogni Giuseppe obbedisce: 'Fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore'“ (Giovanna Ferrante, Giuseppe. Il falegname di Nazareth).
Come in un film, in questo libro, scorrono davanti agli occhi di Giuseppe gli anni dell'infanzia e della giovinezza. A Sua madre, Rachele, sembra dire: “Ti ho tanto amata madre, con pudore, non riuscendo mai a esprimere con i gesti e le parole quel sentimento profondo che provavo per te“.
A Suo padre, Gracobbe: “Padre giusto e onesto, d'una onestà che con l'esempio hai trasmesso anche a me“. Al figlio Gesù, sembra sussurrare “Figlio. Nonostante la Tua incarnazione prodigiosa sei mio figlio. Io, tuo padre“. La scena si conclude con una preghiera fiduciosa e amorosa.
“Fa' che non ci sia distacco, ma perenne partecipazione al Tuo disegno“.
Immagini ricche di contenuto, di stupore e di ammirazione, da contemplare.

Novembre


Un manoscritto in lingua armena conservato nel Patriarcato armeno di Gerusalemme ci dice che Giuseppe morì a Nazareth e fu seppellito nella città di Giuda nel sepolcro familiare.

O glorioso Patriarca S. Giuseppe, che da Dio sei stato posto a capo e custode della più santa tra le famiglie, degnati di essermi dal cielo custode dell'anima mia, che domanda di essere ricevuta sotto il manto del tuo patrocinio.
Io, fin da questo momento, ti eleggo a padre, a protettore, a guida, e pongo sotto la tua speciale custodia, l'anima mia, il mio corpo, quanto ho e quanto sono, la mia vita e la mia morte.
Guardami come tuo figlio; difendimi da tutti i miei nemici visibili ed invisibili; assistimi in tutte le necessita; consolami in tutte le amarezze della vita, ma specialmente nelle agonie della morte.
Rivolgi una parola per me a quell'amabile Redentore, che Bambino portasti sulle tue braccia, a quella Vergine gloriosa, di cui foste dilettissimo Sposo.
Impetrami quelle benedizioni che tu vedi essere giovevoli al mio vero bene, alla mia eterna salvezza, e io procurerò di non rendermi indegno del tuo speciale patrocinio.


(Chiusura della pia pratica del "Sacro Manto in onore di San Giuseppe")

Dicembre


Giuseppe giustissimo, Giuseppe castissimo, Giuseppe prudentissimo, Giuseppe obbedientissimo, Giuseppe fedelissimo, Tu Inclita prole di Davide, Luce dei Patriarchi, Sposo della Madre di Dio, Custode purissimo della Vergine, Tu che nutristi il Figlio di Dio, Padre amatissimo, Solerte difensore di Cristo, Capo dell'Alma Famiglia, Specchio di pazienza, Amante della povertà, Esempio agli operai, Decoro della vita domestica, Custode dei vergini, Sostegno delle famiglie, Conforto dei sofferenti, Speranza degli infermi, Patrono dei moribondi, Terrore dei demoni, Protettore della Santa Chiesa, Patrono di San Marzano, a Te, affidiamo fiduciosi la nostra comunità e “sopra ciascuno di noi stendete ognora il vostro patrocinio, acciocché, a vostro esempio e col vostro soccorso possiamo virtuosamente vivere, piamente morire, e conseguire l'eterna beatitudine in Cielo“.

(Orazione a San Giuseppe, Papa Leone XIII, 15 agosto 1880)



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