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Il ''Calendario''

2015
25° anniversario





   Il calendario 2015 è dedicato ai libri e ai lettori.

   I mesi di questo nuovo anno riprendono parole e immagini di dodici libri, i cui autori appartengono a nazionalità diverse. Offrire al lettore, piccolo o grande che sia, l’incontro con un “mondo altro” in cui ritrovarsi o con cui confrontarsi, per crescere e essere liberi, è ciò che ha da sempre moti-vato chi, nel tempo, ha mantenuto viva questa realtà formativa.

   Ci sembra questo il modo migliore per onorare i 25 anni di presenza della Biblioteca Parrocchiale “San Carlo Borromeo” sul nostro territorio.

   XX edizione


Gennaio


“La lenza si alzò lentamente e regolarmente e poi la superficie dell'oceano si sollevò davanti alla barca e il pesce uscì. Uscì senza fine e l'acqua gli ricadde dai fianchi. Era lucente nel sole e la testa e la schiena erano di un rosso scuro e nel sole le strisce sui fianchi apparivano larghe, di un lavanda leggero. La spada era lunga come una mazza da baseball e appuntita come un'alabarda e il pesce si alzò in tutta la sua lunghezza dall'acqua e poi vi rientrò, dolcemente, come in un tuffo, e il vecchio vide la grande lama falcata della coda andare sott'acqua e la lenza incominciò a filare.”

da "Il vecchio e il mare"
di Ernest Hemingway

Febbraio


“I topi ormai affollavano la piazza e continuavano ad arrivare da tutte le strade. A questo punto il pifferaio si alzò e, senza smettere di suonare, cominciò a camminare, facendosi largo tra due ali compatte di topi. Dopo averlo lasciato passare, i topi formarono una fila ordinata e lo seguirono. Lo strano corteo sfilò per le vie, sotto gli sguardi allibiti dei cittadini, e varcò le porte della città. Seguendo le note, i topi scortarono il pifferaio lungo il colle, attraverso prati, vigne e campi di grano. La bizzarra processione non si fermava mai. Nessuno dei topolini osava abbandonare il corteo: tutti seguivano ipnotizzati la loro guida, diretti alle acque del grande fiume.”

da “Il pifferaio di Hamelin”
fiaba germanica trascrittadai fratelli Grimm.

Marzo


C'erano dei terribili semi sul pianeta del piccolo principe: erano i semi dei baobab. Il suolo ne era infestato. Ora, un baobab, se si arriva troppo tardi, non si riesce più a sbarazzarsene. Ingombra tutto il pianeta. Lo trapassa con le sue radici. E se il pianeta è troppo piccolo e i baobab troppo numerosi, lo fanno scoppiare. "È una questione di disciplina", mi diceva più tardi il piccolo principe. "Quando si ha finito di lavarsi al mattino, bisogna fare con cura la pulizia del pianeta. Bisogna costringersi regolarmente a strappare i baobab appena li si distingue dai rosai ai quali assomigliano molto quando sono piccoli."

da “Il Piccolo Principe”
di Antoine de Saint-Exupéry

Aprile


“Arrivò l’autunno, le foglie caddero dagli alberi e l’aria si raffreddò. Vennero le piogge. Il poverino cercò riparo tra i giunchi di uno stagno. Una sera che il vento aveva spazzato l’aria e il sole l’aveva colorata di riflessi dorati, uno stormo di uccelli bianchi si alzò in volo, stagliandosi contro il cielo. L’anatroccolo non aveva mai visto uccelli così belli. Volavano solenni, tendendo in avanti il lungo collo: erano cigni. Stavano emigrando verso i paesi caldi, per passarvi l’inverno. L’anatroccolo li guardò e sentì una improvvisa stretta al cuore. L’immagine di quegli uccelli gli lasciò uno strano sentimento, come una profonda nostalgia.”

da “Il brutto anatroccolo”
di Hans Christian Andersen

Maggio


- Dove sono i giganti? disse Sancio Panza. - Quelli che vedi laggiù, rispose il padrone, con quelle braccia sì lunghe, che taluno d’essi le ha come di due leghe. - Guardi bene la signoria vostra, soggiunse Sancio, che quelli che colà si discuoprono non sono altrimenti giganti, ma mulini da vento, e quelle che le pajono braccia sono le pale delle ruote, che percosse dal vento, fanno girare la macina del mulino. - Ben si conosce, disse don Chisciotte, che non sei pratico di avventure; quelli sono giganti, e se ne temi, fatti in disparte e mettiti in orazione mentre io vado ad entrar con essi in fiera e disuguale tenzone.

da “Don Chisciotte della Mancia”
di Miguel de Cervantes Saavedra

Giugno


De' compagni incerai senza dimora
Le orecchie di mia mano; e quei diritto
Me della nave all'albero legaro
Con fune, i piè stringendomi e le mani.
Poi su i banchi adagiavansi, e co' remi
Batteano il mar, che ne tornava bianco.
Già, vogando di forza, eravam quanto
Corre un grido dell'uomo, alle Sirene
Vicini. Udito il flagellar de' remi,
E non lontana omai vista la nave,
Un dolce canto cominciaro a sciorre:
"O molto illustre Ulisse, o degli Achei
Somma gloria immortal, su via, qua vieni,
Ferma la nave; e il nostro canto ascolta.
Nessun passò di qua su negro legno,
Che non udisse pria questa che noi
Dalle labbra mandiam, voce soave;
Voce, che innonda di diletto il core,
E di molto saver la mente abbella.


da “Odissea”
di Omero
(traduzione Ippolito Pindemonte)

Luglio


«Ho avuto una visione straordinaria. Ho fatto un sogno che nessun cervello umano riuscirebbe a spiegare. E c'è da far la figura del somaro soltanto a provarcisi. Mi pareva d'esser... Nessuno può dire che cosa. Mi pareva d'essere... e mi pareva d'avere... ma soltanto un pazzo potrebbe tentar di dire quel che mi pareva d'avere. Occhio umano non potè mai udire, orecchio umano non potè mai vedere, mano umana non potè mai gustare, lingua umana mai concepire, e cuore umano mai narrare, un sogno come il mio.»

da ”Sogno di una notte di mezza estate”
di William Shakespeare

Agosto


Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito.

da “Cent'anni di solitudine”
di Gabriel García Márquez

Settembre


"tienilo a mente, grullerello! I ragazzi che smettono di studiare e voltano le spalle ai libri, alle scuole e ai maestri, per darsi interamente ai balocchi e ai divertimenti non possono far altro che una fine disgraziata!... Io lo so per prova!... E te lo posso dire! Verrà un giorno che piangerai anche tu, come oggi piango io... Ma allora sarà tardi!..."

da “Pinocchio”
di Carlo Lorenzini detto Collodi

Ottobre


Quando un cacciatore riusciva ad afferrare l’aquilone nessuno poteva rubarglielo. Non era una regola. Era una tradizione. Durante il torneo, per i cacciatori il premio più ambito, il trofeo da appendere ad una parete del soggiorno, era l’ultimo aquilone che cadeva. Quando in cielo rimanevano solo due aquiloni, ogni cacciatore si preparava. Prendeva posizione, i muscoli contratti, pronti a scattare, il collo teso e gli occhi fissi al cielo. E quando il filo dell’ultimo aquilone veniva tagliato scoppiava il pandemonio. Anche se nel corso degli anni ho visto moltissimi cacciatori di aquiloni, Hassan era di gran lunga il migliore. Si dirigeva con impressionante sicurezza verso il punto in cui pensava sarebbe atterrato il suo obiettivo, molto prima dell’atterraggio, come se avesse una bussola interna.

da “Il cacciatore di aquiloni”
di Khaled Hosseini

Novembre


“Nel cielo splendevano due lune. Una piccola e una grande. Erano sospese in aria, l'una accanto all'altra. Quella grande era la solita luna di sempre. Quasi piena, gialla. Ma accanto ce n'era un'altra, diversa, con una forma inconsueta. Era un po' deforme, e anche il colore era strano, verdastro, come se sulla superficie fosse cresciuto un leggero strato di muschio. Aomame aguzzò lo sguardo cercando di mettere meglio a fuoco le due lune. Poi chiuse gli occhi, lasciò passare qualche istante, fece un respiro profondo, quindi li riaprì. Sperando che tutto fosse tornato alla normalità e che di luna ne comparisse una soltanto. Ma la scena si ripeté esattamente identica a prima.”

da “1Q84”
di Haruki Murakami

Dicembre


“Una chiara notte di gelo. Straordinaria luminosità e compiutezza di tutto quello che si vede. La terra, l’aria, la luna, le stelle sono inchiodate, saldate insieme dal gelo. Nel parco, di traverso sui viali, si stampano le ombre degli alberi come tornite e in rilievo. Pare che nere figure attraversino continuamente la strada in vari punti. Grosse stelle sono sospese fra i rami del bosco come azzurre lanterne di mica.”

da “Il dottor Živago”
di Boris Pasternak

Note sugli artisti.

Stefania Anastasia, di anni 21, ha conseguito il diploma di maestro d'arte presso l'Istituto d’Arte “V.Calò” di Grottaglie. Attualmente frequenta l'Accademia di Belle Arti di Lecce.
Residente a San Marzano di San Giuseppe
Cellulare: 328.8114430
em@il: stefaniartistica@gmail.com

Antonella Chianura nasce a Grottaglie nel 1978 e risiede a San Marzano di San Giuseppe. Consegue la Laurea in Biotecnologie indirizzo Farmaceutico presso l’Università degli Studi di Napoli. Da sempre nutre una profonda passione per il disegno. Partecipa alla seconda edizione della Mostra "Ossessione Vesuvio", a Ercolano (Na). Come ogni artista naïf dipinge seguendo il proprio istinto, immaginando ed accentuando le forme e la realtà con tratti semplici e accostamenti cromatici di forte impatto visivo.

Evan Piccirillo, di anni 27, laureato all’Accademia di Belle Arti di Lecce.
Residente a San Marzano di San Giuseppe
Cellulare: 327.8760227

Maria Piccirillo, di anni 24, diplomata presso l'Istituto d’Arte “V.Calò” di Grottaglie.
Residente a San Marzano di San Giuseppe
Cellulare: 328.1314608



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