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Il ''Calendario''

2014
Dipinti sacri
a San Marzano





   Il calendario 2014 della Biblioteca Parrocchiale “San Carlo Borromeo” è dedicato all'iconografia sacra del nostro territorio.

   Alcune immagini sacre su tela, presenti in Chiesa, nella Congrega del SS.mo Sacramento e nella Chiesetta dell'Addolorata, ci accompagneranno mese dopo mese, ponendo alla nostra attenzione l'arte quale rappresentazione privilegiata del Divino.

   Fanno parte della nostra comunità, del nostro vissuto e della nostra spiritualità, ma chissà quante volte le abbiamo osservate senza poter scorgere i particolari o senza individuarne il significato teologico.

   Si ringraziano:
       - il parroco don Cosimo Rodia per aver autorizzato la realizzazione
         e la pubblicazione delle foto;
       - il fotografo sig. Enzo D'Amuri, per la produzione fotografica;
       - il prof. Antonio Cavallo, per la catalogazione e la lettura delle immagini.


Gennaio


La Madonna del Pozzo – Autore Ignoto XIX sec. (213x162 cm)

L’opera fu realizzata da un autore certamente locale; in essa emerge la semplicità pittorica; tutto è fondato sulla passione e la devozione legata al miracolo dell’acqua del pozzo, avvenuto nel 1705, che guarì un umile prete di Capurso, paesino poco distante da Bari. Tuttavia rimane un dipinto altamente devozionale, dove sono illustrati tutti gli elementi rappresentativi e simbolici della tematica trattata. L’icona della Madonna dipinta in alto e che occupa tutta la parte superiore dell’opera, secondo la tradizione dovrebbe essere di stile bizantino, invece è rappresentata in modo classicheggiante, luminosa e sorridente; facendo riferimento alla simbologia, si narra che “la Madonna di stile bizantino apparve al suo miracolato sorridente”; i SS. Medici rappresentano l’immagine simbolica della guarigione; i Santi Francescani, impossibili da individuare, nella simbologia rappresentano i custodi del Santuario dedicato alla Madonna del Pozzo, fatto erigere dal sacerdote guarito di Capurso; ai piedi dei Santi si notano i loro simboli.

Febbraio


Presentazione di Gesù al Tempio – Autore ignoto XVIII sec.

E’ un’opera singolare, rappresentata in pieno stile settecentesco, inondata da una splendida luce che imprime a tutti i personaggi un soave misticismo. La composizione si presenta ricca di elementi scenografici e simbolici. I personaggi sono posti su due piani appena differenti ed infatti, non notandosi un’evidente prospettiva, essi assumono la stessa importanza emblematica. In realtà l’opera rappresenta l’incontro del Bambino con il vecchio Simeone e la profetessa Anna. Queste sono figure carismatiche, pienamente abitate dallo Spirito e perciò capaci di una parola che oltrepassa la circostanza e si fa profezia. Simeone è «uomo giusto e timorato di Dio», un vero sapiente che, mosso dallo Spirito, si reca al tempio per la presentazione del bambino Gesù. Anna non accorre per la circostanza: lei nel tempio c'è già. Il tempio del Signore è la sua casa, non solo dal punto di vista logistico, ma soprattutto come dimensione spirituale. Sempre al suo posto, immerso in un raccolto misticismo, è rappresentato, alle spalle della Madonna, San Giuseppe. A dare un senso di leggiadria all’intera composizione sono i cherubini che, volteggiando per aria e giocando con un panno rosso, accolgono lo splendore della colomba, simbolo dello Spirito Santo. La fanciulla con il cesto di ciliegie e l’Angelo, rivolto verso Simeone, che ne porge alcune al Bambino, simboleggiano la profezia della passione di Cristo.

Marzo


Madonna del Latte – di Alfonso Pinelli – 1857 – (252x158 cm)

Opera di carattere stilistico settecentesco, in cui la luce assume un ruolo innovativo sia per la tendenza pittorica, che per simboleggiare gli aspetti edificanti dei personaggi. La Vergine posta su un trono di nuvole è rappresentata a seno scoperto, nell'atto di allattare, in un’espressività gioiosa, con il capo reclinato verso sinistra che osserva, compiaciuta, il Figlio. E’ una versione dell'iconografia di Maria, rappresentata frontale come “Madre di Dio e patrona delle puerpere”. L'opera ha carattere intimo e materno ed esprime la natura umana e divina insita in Cristo. Ai suoi piedi, a sinistra c’è l’immagine ieratica di San Giuseppe, a destra quella di San Francesco. I due santi, in ginocchio, guardano teneramente la materna scena; due cherubini, in alto, si appoggiano sulle nuvole del trono e un terzo, in basso, porge la verga fiorita, simbolo della designazione a padre putativo di San Giuseppe. San Francesco, tendendo le mani in avanti, sembra mettere in evidenza le stimmate, simbolo della passione di Cristo. L’opera fu commissionata all’artista, per devozione, dalla sig.ra Chiara Rochira.

Aprile


La Deposizione – Autore Ignoto XIX sec.

L’opera è di chiaro stile neoclassico e tratta una tematica che è stata da sempre all’attenzione degli artisti di tutti i tempi; è ambientata in un contesto paesaggistico composito, ove la naturale roccia ingloba un più moderno e insolito sarcofago. Il grande pannello dispone le figure su un registro orizzontale, in particolare quella di Gesù e di Maria; la posa di Maria sottolinea la sua partecipazione anche fisica alle sofferenze del figlio, ed imprime un energico andamento dinamico; le figure si stagliano con un forte senso plastico, per contrasto. I gesti sono contratti e le linee sono morbide, ricorrono ritmicamente e con simmetrie. Le figure sono collocate in profondità e talvolta assecondano l'andamento ritmico del paesaggio, come la figura curva della Maddalena, posta in primo piano e quella di Giuseppe d’Arimatea sul piano opposto. Ferma restando, una certa libertà di figure e di forme, l'opera trasmette un rigore tematico religioso, che non arresta il flusso di sentimenti, di caratteri, di tragicità, di emozioni; tutto è immerso in una struttura tecnica non eccezionalmente elevata, ma fine e particolareggiata.

Maggio


La morte di San Domenico – Autore ignoto XVII – XVIII sec.

E’ un’opera presumibilmente realizzata alla fine del XVII sec., di autore ignoto, probabilmente di provenienza locale, di modesta fattura, priva di corretta prospettiva ma di intensa simbologia. Emerge un’attenta ricerca espressiva, un’intensa teatralità scenografica, un discreto chiaroscuro e una mistica spiritualità. La scena rappresenta la morte di San Domenico circondato dai suoi frati e dalla presenza costante della Madonna del Rosario. Si narra che, durante la sua permanenza a Tolosa, egli ebbe una visione della Vergine Maria che gli consegnò il rosario quale richiesta di preghiera per combattere l’eresia albigese senza violenza. Da allora il rosario divenne la preghiera più recitata per combattere le eresie e, nel tempo, una delle preghiere cattoliche più diffuse. La rappresentazione della sua immutabile serenità è trasmessa anche nel momento del trapasso. La candela che brucia è simbolo dello spirito che, sublime, si distacca dalla materia per elevarsi e raggiungere il Padre Eterno, guidato e protetto dall’Arcangelo Michele posto alle sue spalle.

Giugno


La Glorificazione del SS. Sacramento – Autore ignoto XVIII sec.

E’ un’opera di fattura pregevole, dove emergono ben delineate le caratteristiche dell’Arte settecentesca, monumentale e celebrativa, che utilizza soprattutto soggetti storici, mitologici e allegorici. La composizione è densa di luce, ricca di simbologia e di grande dinamismo. La teatralità e la struttura scenografica sono sottolineate dalla scioltezza del disegno e dalla luminosità dei colori pastello; si viene, pertanto, attratti da questo festoso tripudio di luci e colori. Nella parte superiore del dipinto domina l’ostensorio, ove è collocata l’Ostia Consacrata. Il Santissimo Sacramento è circondato da un gaio e venerante gruppo di cherubini, immerso tra le nuvole, che lo glorificano: uno porta l’ombrello liturgico, simbolo della venerazione alla Maestà del Signore, un altro porge un grappolo di uva, simbolo del sacrificio. In basso due grandi angeli in atteggiamento di mistica adorazione lo incensano; ancora più in basso due cherubini reggono un annuncio glorificante “Tantum Ergo Sacramentum”.

Luglio


Apparizione della Madonna del Carmine a S. Carlo Borromeo – Autore ignoto XVIII sec. (213x152 cm)

Nell’Apprezzo del 1630 viene registrata la presenza, nella chiesa matrice di San Marzano, di un dipinto che rappresenta la Madonna del Carmine con S. Carlo Borromeo. Non si tratta certamente di quello che è presente oggi. L’attuale opera fu realizzata da un autore ignoto nel XVIII sec. in sostituzione di quella precedente, scomparsa non si sa come. Questo dimostra la devozione popolare a S. Carlo Borromeo. Sembra che l’immagine di S. Carlo sia stata modificata non si sa quando, con la sostituzione dell’abito; recentemente la tela è stata restaurata, riportandola allo stato originario. L’opera è di chiara fattezza settecentesca, la luce diviene elemento fondamentale al fine di valorizzare la concitata scena entro cui si pongono le salde figure della Vergine del Carmelo incoronata col Bambino e di S. Carlo Borromeo, entrambi assorti in atteggiamento ascetico. Essi sono circondati da cherubini danzanti e musicanti. In alto, la colomba, simbolo dello Spirito Santo, avvolta in un’aureola di luce, imprime ulteriore spiritualità. Il dipinto risalta per densità di simbologia: l’atteggiamento della Vergine che porge lo scapolare a S. Carlo, il Crocefisso retto dal cherubino ai suoi piedi, gli abitini indossati dalle anime purganti, ascendenti per intercessione, e la gioiosità del Bambino Gesù, felice dell’avvenimento.

Agosto


La Conversione di Sant’Agostino – C. Fanigliulo (1914) – (195x158 cm)

E’ un’opera di stile Neoclassico, tendenza culturale sviluppatasi in Europa tra il XVIII ed il XIX sec., con reminiscenze che riverberarono in Italia sino agli inizi del XX secolo. Questo stile si caratterizzò per uno sviluppato interesse per l’arte antica, in particolar modo verso quella greco-romana, contrapponendosi al tardo Barocco e Rococò. L’opera del pittore C. Fanigliulo, che illustra il momento essenziale della conversione di Sant’Agostino, si presenta con forme chiare e semplici, colori nitidi e sobri, atteggiamenti particolarmente eloquenti, con un’intensa interazione con il paesaggio. Una luce inebriante direzionale esalta l’espressività del Santo, producendo il delicato e composto dinamismo che caratterizza il gruppo degli angeli, e la soave compostezza di Santa Monica. Agostino ebbe una vita travagliata e disordinata. Filosofo e maestro di retorica, fu miscredente, ma a seguito della sua conversione, divenne maestro di carità, di preghiera, di fede, assetato di Dio, di verità e amore. Al suo fianco c’è l’artefice di questo cambiamento, sua madre Monica, che dedicò la sua vita a seguire il figlio da Tagaste (città dell’Algeria) a Cartagine, da Roma a Milano, per compiere la sua grande missione: riportare il figlio al credo cattolico. La conversione di Agostino avvenne alla fine del 386, culminando con il suo battesimo e quello del figlio Adeodato, per mano del vescovo Ambrogio, nella Pasqua del 387 a Milano.

Settembre


L’Arcangelo S. Michele – Autore ignoto XVIII sec.

L’immagine dell’Arcangelo S. Michele è stata sempre rappresentata nell’arte con grande passione in quanto figura importante per aver difeso la fede in Dio contro le orde del maligno. Michele, capo degli angeli, è dapprima accanto a Lucifero nel rappresentare la coppia angelica, successivamente si differenzia da esso e dagli altri angeli che si ribellano a Dio per rimanere sempre fedele a Lui, mentre satana e le sue schiere precipitano negli Inferi. L'immagine dell’Arcangelo S. Michele, sia per il culto che per l'iconografia, è indicata nei passi dell'Apocalisse. È comunemente rappresentato alato, in armatura con la spada o lancia con cui sconfigge il demonio, spesso nelle sembianze di drago. L’opera probabilmente è tratta da una rappresentazione già esistente o ripresa da un’immagine, come erano soliti fare gli artisti locali. E’ raffigurata in modo eloquente e rispetta la classica iconografia liturgica. Dal punto di vista pittorico, pur rispecchiando le caratteristiche comuni settecentesche, risulta semplice nell’espressività e approssimativa sotto l’aspetto dinamico, ma minuziosa nella ricerca dei particolari, specialmente nel costume. Una ricercata interpretazione si nota nei demoni, i quali, tra le fiamme degli inferi, assumono sia sembianze umanizzate che la classica forma di drago.

Ottobre


La Deposizione di Cristo dalla Croce con S. Domenico e S. Francesco – Autore ignoto XVII sec.

E’ una singolare iconografia pittorica, tardo seicentesca, di autore ignoto. La composizione pittorica si sviluppa in modo piramidale, con grande dinamicità scenografica, e presenta un accentuato chiaroscuro e una discreta prospettiva. In posizione gerarchica sono rappresentati i due protagonisti che depongono Gesù dalla Croce, cioè S. Francesco, che regge la Croce, e S. Domenico, che lo sostiene in cima, posto su di un podio. Una particolare rappresentazione iconografica è quella del Cristo che sembra parlare a S. Domenico; in effetti, Egli passa il suo mandato ai rispettivi fondatori dei due ordini monastici, francescano e domenicano, di cui il Cristo rappresenta l’elemento portante. Sullo sfondo, tra la moltitudine dei frati, sono riconoscibili gli stendardi dell’ordine, la struttura architettonica conventuale e una singolare catasta di corpi morti, posti su un carretto, a simboleggiare il dramma della vita umana, le catastrofi, la morte della carne. In primo piano gli incappucciati che reggono il podio, simbolo dell’opera umile e silenziosa delle Confraternite.

Novembre


La Morte di San Giuseppe – Autore A. Fanigliulo – XX sec. (1944)

L’opera è ispirata dalla tradizione popolare pugliese, fortemente legata sia a San Giuseppe che all’Arcangelo S. Michele. E’ un dipinto di chiaro stile neoclassico, sviluppatosi in Europa tra il XVIII ed il XIX sec. Mentre in Europa all’inizio del XX sec. si ricercano nuove espressività pittoriche, in Italia, per effetto della radicalità della tradizione, persiste lo stile Neoclassico. A. Fanigliulo, attraverso questa opera, ci dimostra quanto egli abbia assimilato dalla cultura Neoclassica, soprattutto i principi di armonia, equilibrio, compostezza, proporzione, serenità, che erano già presenti nell’arte degli antichi greci e romani. Risalta la ricerca della perfezione nella linea, l’espressività misurata di San Giuseppe nell’accettare serenamente la morte, confortato dalla dimessa presenza di Maria e dalla dolcezza di Gesù. La nitidezza cromatica imprime una sobria atmosfera di misticismo alla scena. L’Arcangelo S. Michele, che conduce l’anima del giusto Giuseppe al cospetto della gloria di Dio, si caratterizza non solo come praepositus paradisi, ma anche come colui al quale Dio, nella sua paterna premura verso gli uomini, affida le anime dei giusti perché le protegga dai demoni lungo il cammino che conduce al Cielo.

Dicembre


Vergine Immacolata Concezione – XVIII sec. Autore ignoto

L’opera è di chiare reminescenze seicentesche, per cromatismo, per impianto compositivo piramidale intensamente scenografico. Non mancano spunti di espressività densa di sacralità in tutti i personaggi che rappresentano la Chiesa: i Santi vescovi, considerati i successori degli apostoli, e i Santi poveri, che rappresentano la vita in Cristo. Essi sono prostrati ai piedi della Vergine che assume un atteggiamento altamente mistico, ascensionale, posta in un fascio di luce con la postura tipica della consueta rappresentazione della Vergine nella cultura meridionale, anche se di modesta fattura. Alla Sua destra ci sono i Santi Vescovi Cataldo e Nicola da Tolentino e San Francesco da Paola; alla Sua sinistra, il Vescovo San Nicola, Sant’Antonio Abate e Sant’Antonio da Padova. In alto, ai due angoli, un gruppo di cherubini, alla sinistra dell’Immacolata, e S. Giuseppe, alla Sua destra, chiudono la scena pittorica.



S. GIUSEPPE – E’ certamente un’opera di intensa espressività e simbologia che si discosta persino dalla classica iconografia, in quanto, accanto ai simboli classici, ve ne sono alcuni che esprimono la caratteristica “itinerante” dell’immagine. S. Giuseppe, sorridente, porta su una mano le chiavi della città, simbolo della sua protezione, e in braccio il Bambinello gioioso con il simbolo della universalità.

LA MADONNA DEL LATTE – Opera probabilmente ispiratasi a quella di Alfonso Pinelli del 1857, di autore locale. Infinita è la dolcezza dello sguardo di Maria nel rivolgersi all’osservatore. L’immagine rappresenta Maria, “Madre di Dio e patrona delle puerpere” che, entrando nelle case, porta l’auspicio di fertilità, prosperità e abbondanza.

Immagini significative di devozione popolare sono i dipinti "itineranti", pubblicati in questa pagina, che vengono a visitare le nostre case da oltre un secolo. Permangono solitamente tre giorni, durante i quali la famiglia e i vicini recitano il Santo Rosario.

ANTONIO CAVALLO
Pittore – Scultore – Mosaicista

Antonio Cavallo vive e lavora a Sava (Ta) dove è nato nel 1950. Consegue il diploma presso l’Istituto Statale d’Arte di Grottaglie (Ta) e nel 1969 segue il corso di scultura dell’Accademia di Belle Arti di Lecce. Nel 1983 realizza un altorilievo in bronzo per il monumento ai caduti del Comune di Savelli (Cz). Nel 1985 l’artista colleziona tre importantissime presenze internazionali con la galleria d’Arte “Alba” di Ferrara: Madrid ”Arco’85”, New York “Artexpo”, Nizza “Interaurt”. L’attività artistica di A. Cavallo annovera altre opere come i bassorilievi in ceramiche, lo stemma comunale in bronzo per la città di Sava (Ta) e quello del Comune di Fragagnano (Ta) in mosaico di marmo. Nel 2003 realizza “Ortogiardino della Luna” presso l’Auditorium esterno del Liceo Scientifico “G. Galilei” di Manduria (Ta) dove è docente di Disegno e Storia dell’Arte. La performance ”Il Muro, sedie in composizione compresa la mia” dà luogo ad un cortometraggio del regista Luigi Filotico. Nel 2004 realizza una mostra personale “Mediterraneo è…”; nel 2009 realizza l’evento “Frammenti d’Autore”. Il biennio 2010/11 è caratterizzato da un particolare lavoro scultoreo in bronzo, dal titolo ”Magna Mater”, raffigurante il volto della Madonna, ispirato alla “Pietà Rondanini” di Michelangelo. Architetti ed interior designer di fama internazionale selezionano le sue opere per arredare e riviste leader del settore dell’arte e dell’arredamento ne riconoscono il valore artistico. Un interesse particolare è rivolto dall’artista verso la ricerca storica dell’arte del territorio. Tra le sue pubblicazioni: la guida “Orme” tra le torri del litorale jonico-salentino; l’opuscolo sul santuario della Madonna di Pasano di Sava (Ta), sul santuario di Santa Lucia di Erchie (Br) e in attesa di stampa, quello sul Santuario della Madonna delle Grazie di S. Marzano. Ha catalogato per conto del GAL “Terre del Primitivo” i giacimenti artistico culturali degli 11 comuni che ne fanno parte. La descrizione e la catalogazione delle opere pittoriche di iconografia sacra della parrocchia di San Marzano di S.G., contenute in questo calendario, costituiscono il più recente lavoro dell’artista.

Madonna del Rosario XVIII sec.

Opera realizzata presumibilmente da Diego Oronzo Bianco tra il 1745 e il 1746. E’ il periodo in cui l’artista, nel pieno della sua maturità, realizza più opere analoghe con minime varianti e con la presenza costante di San Domenico, S. Caterina da Siena ed altre Sante Domenicane che circondano la Madonna col Bambino che porge il rosario. Nel nostro dipinto gli altri due santi sono San Tommaso e Santa Rosa da Lima. Le analogie si riscontrano nella struttura compositiva del dipinto, nella naturalezza dei personaggi, identificabili per somiglianza fisionomica, per mimica e per atteggiamento dinamico, oltre che nella costante presenza dei cherubini che volteggiano tra nuvole o drappi. Non di rado il viso ovale della Madonna, reclinato sul lato, rappresenta la linea stilistica dell’artista. (Le opere di riferimento, raffiguranti la Madonna del Rosario, prese in esame si trovano nella Chiesa di S. Domenico in Oria, nella Chiesa Matrice in Salice Salentino, nella Chiesa della Madonna del Rosario in Manduria ed in quella in Uggiano Montefusco).



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