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Il ''Calendario''

2012
Don Franco Venneri:
una vita per San Marzano








Gennaio


Quando da bambino giocava a dire la Messa insieme agli amici, non poteva certo immaginare che il gioco sarebbe diventato realtà. Dal Seminario diocesano di Taranto, dove frequenta il ginnasio ed il liceo, passa al Pontificio Seminario Regionale "Pio XI" di Molfetta, periodo in cui approfondisce gli studi di Filosofia e Teologia. Nel primo pomeriggio, però, non si lasciava sfuggire l’occasione di giocare a calcio, con la tonaca, nel ruolo di difensore. Amava raccontare della sua passione per lo studio, finalizzato alla propria formazione e non all’esito finale della pagella; è per questo che custodiva gelosamente i suoi appunti.

Febbraio


Francesco Venneri riceve l’ordinazione sacerdotale il 16 luglio 1961 dalle mani dell’arcivescovo Guglielmo Motolese, nella Chiesa Madre "Santa Maria del Popolo" di San Giorgio Jonico. Don Franco viene nominato a Taranto viceparroco presso "Il Cuore Immacolato di Maria" e, successivamente, viceparroco della Chiesa del "Carmine". Si avvicina all’associazione degli Scouts e contemporaneamente insegna Storia e Geografia nel Seminario diocesano minore nonché Religione presso l’Istituto professionale "Nitti". Sono gli anni in cui si conclude il Concilio Vaticano II aperto da Giovanni XXIII nel 1962. La Chiesa cambia volto: il sacerdote non volge più le spalle all’assemblea durante la celebrazione eucaristica ed il latino è sostituito dalla lingua corrente.

Marzo


Se avessimo tra le mani un quotidiano del 9 ottobre 1966, data dell’arrivo di don Franco a San Marzano, avremmo la possibilità di dare uno sguardo allo scenario socio-culturale dell’epoca. Tra i titoli: gli appelli di Paolo VI alla pace e alla cessazione dei conflitti, a cominciare da quello in Vietnam, il programma del III governo Moro, l’avvio dell’attività del Centro Siderurgico di Taranto. Siamo agli inizi di quell’autunno piovoso che portò le alluvioni su Trento, Firenze e Venezia.

Aprile


Nel 1966 a San Marzano eravamo 6.792 (3395 maschi – 3397 femmine), ed in quell’anno 213 sammarzanesi emigrarono. Che cosa avrà provato nel sentirci parlare una lingua da lui non conosciuta? Che cosa avrà detto alle giovani madri per convincerle ad essere presenti durante il battesimo dei loro figli? Come è stata accolta la sua iniziativa di eliminare l’offerta di 5 lire per poter utilizzare le sedie, messe a disposizione dal sagrestano, durante la celebrazione della messa? Che cosa avrà desiderato, per noi, nel suo cuore ? Lo immaginiamo mentre celebra il suo primo matrimonio a San Marzano il 22 ottobre 1966 (sposi Biagio De Cataldo e Maria Genoveffa Leone) o il suo primo battesimo il 13 ottobre dello stesso anno (Alessandro Ligorio).

Maggio


Alcuni luoghi e riti rappresentano le radici della propria identità e tracciano il senso dell’appartenenza alla comunità. Un punto di riferimento, sia dal punto di vista spirituale che culturale, è sicuramente il Santuario rupestre Madonna delle Grazie. Lo sguardo di Maria è rivolto, significativamente, verso San Marzano. Per don Franco, il santuario rappresentava un "posto sicuro" dove pregare, affidarsi ed affidare. Piantare un albero, togliere una foglia ostativa dal reticolato delle acque piovane, allineare un banco, incontrare gli altri a Pasquetta era per lui fonte di vera gioia. Don Franco, come un buon padre di famiglia, ha arricchito la nostra comunità con la rilevante opera pubblica dei locali in via per Sava e ha caldeggiato la realizzazione della Casa del Pellegrino presso il Santuario. Ha inoltre ristrutturato e ampliato il Centro Pastorale in via Roma, dove è ubicata la Biblioteca Parrocchiale "San Carlo Borromeo", istituita su iniziativa e con il sostegno dello stesso don Franco.

Giugno


La crescita della persona umana come obiettivo personale e sociale, la razionalità come metodo di analisi ed interpretazione degli eventi, la fede come scelta libera e consapevole e non adesione emotiva o passiva a dogmi imposti: queste alcune tracce vive del suo pensiero. Una intelligenza vivace e stimolante: questa è l’immagine della sua persona. Lo studio come priorità lo portava a richiamare i genitori nei casi di dispersione scolastica. "Manna la vagnona alla scola!", ammoniva severamente. L’amore per la trasmissione della cultura lo portava a regalare libri, tra cui "Le lettere di San Paolo" e "L’imitazione di Cristo". Suggeriva sempre: "Prima pensa, poi parla, perché parole poco pensate portano pena".

Luglio


La cura delle anime, sin dalla più tenera età, ha impegnato tutto l’apostolato di don Franco. "Accogliete col sorriso i bambini" era il compito che affidava ai catechisti. La messa domenicale del fanciullo, animata dai ragazzi, era un momento di partecipazione attiva alla vita di fede. Aspettava i bambini già lungo la scalinata della Chiesa: lui era sempre lì, presente, con una carezza, un pizzicotto, uno schiaffetto o uno sguardo severo. Il pianto dei bambini piccoli, o il loro trotterellare lungo le navate, non era di disturbo per la celebrazione, al contrario delle distrazioni degli adulti, rimproverati anche solo da sguardi interminabili o da prolungati silenzi. Durante il campo scuola A.C.R. di quest’anno, mentre i bimbi giocavano, don Franco ha detto loro: "Gesù dall’alto vi guarda giocare, sorride e dice: Quanto vi voglio bene!".

Agosto


La fotografia rappresentava per don Franco la possibilità di "fermare" la bellezza che scorgeva intorno a sé: i paesaggi, i primi piani sui fiori nella particolarità dei loro svariati colori, le montagne, i boschi, i monumenti … Sembra quasi che la natura fosse per lui occasione di meditazione e contemplazione. Aveva un grande entusiasmo nel mostrarci e condividere con noi i suoi scatti. Adesso che riguardiamo le sue foto, vedendo ciò che ha attratto il suo sguardo, ci viene in mente una celebre frase: "La bellezza sta negli occhi di chi guarda".

Settembre


Don Franco era sicuramente una persona di grande compagnia. Adorava stare con la gente di tutte le età, ma, soprattutto, amava le famiglie e, nella famiglia, prediligeva la figura della mamma. Spesso accettava gli inviti a pranzo o a cena. A tavola, oltre ad essere "di buona forchetta", specialmente di fronte ad un piatto di frutti di mare, gli piaceva raccontare, parlare, arricchire i commensali di tutto ciò che conosceva. Certo, se nasceva una discussione, la ragione era la sua!

Ottobre


L’apertura della realtà parrocchiale ai giovani è stato il primo passo compiuto da don Franco. Li ha incontrati, accolti, accompagnati e guidati in svariate iniziative, quali tornei di calcio, ping pong, biliardino, concorsi per presepi, festa dell’anziano, festa delle persone disabili, carnevale in piazza con rappresentazioni teatrali. Indimenticabili le gite con partenza all’alba o di notte, verso mete di divertimento o anche di riflessione! Non c’era iniziativa che non diventasse, con don Franco, occasione dialettica, anche le partite dei Mondiali viste a casa sua. Il suo spirito critico era, comunque, quello di un padre amico che sapeva amare e quindi desiderava che i suoi figli fossero persone libere e autonome.

Novembre


Anche per don Franco gli anni sono passati. Negli ultimi anni poteva capitare di vederlo seduto sulle panchine, attorniato da persone adulte, a parlare dei malanni e delle varie difficoltà della sua età, o scendere maldestramente i gradini dell’altare per la comunione, oppure sedersi nei banchi in fondo quasi come "spettatore", camminare con il bastone poggiandosi al braccio di chi lo accompagnava. Erano tutti atteggiamenti, questi, che segnalavano il passaggio del testimone ad un apostolato giovane e più attivo. Ovviamente, con la saggezza propria degli anziani, era lì pronto a dire, suggerire, ascoltare e consigliare chiunque si rivolgesse a lui. La porta della sua casa era sempre aperta.

Dicembre


Nella sua libreria era possibile notare una quantità innumerevole di guide turistiche e atlanti stradali. Viaggiare era una sua grande passione. Ricordava tutte le strade a memoria, che si trattasse di mete nazionali o internazionali. Nel corso degli anni ha organizzato numerosi viaggi con la Parrocchia e c’era sempre tanta partecipazione. "La gita con don Franco" rappresentava, infatti, l’unica occasione, per molti, di conoscere altre realtà e visitare posti nuovi. Ogni stagione aveva una sua meta: la gita sulla neve, la gita catechistica, i pellegrinaggi mariani, i viaggi in Terra Santa. Amava trascorrere le sue vacanze in montagna, dove ritemprarsi prima di un nuovo anno di impegni scolastici e parrocchiali.


Per la realizzazione del calendario sono state utilizzate esclusivamente foto appartenenti alla Collezione privata di don Franco Venneri.



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